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L’Associazione “Il Monferrato per
Chernobyl” - ONLUS, con sede in Moncalvo, via Gerli 33, è stata costituita
l’8 gennaio 1997, come risulta dall’atto redatto dall’avvocato
Armando Aceto, notaio in Casale.
Si definisce “Associazione di
Solidarietà” e come tale opera in campo umanitario con il supporto
dei volontari e dei soci che ne fanno parte.
Oltre ad essere affiliata all’Anpas
Nazionale,
dal 10
giugno 2003 è iscritta al
Registro Regionale del Volontariato con qualifica
socio-assistenziale ed è sorretta nelle sue attività dal Centro
Servizi per il Volontariato di Asti.
Fa inoltre
parte dell’ AVIB (federazione di Associazioni di Volontariato
Italiane che operano in Bielorussia).
Nell’ ambito degli obiettivi che si
è proposta di conseguire, svolge il suo operato principalmente in
due direzioni, l’Accoglienza minori e interventi
in loco entrambi volti a contribuire al risanamento della
difficile situazione creatasi in Bielorussia dopo la catastrofe
causata dallo scoppio nella centrale nucleare di Chernobyl.
Dall’inizio della sua
costituzione, l’Associazione ha consentito ogni anno alle famiglie
ad essa aderenti, di accogliere bambini bielorussi per uno o due
mesi durante l’ estate e per un mese nel periodo natalizio.
Le famiglie ospitanti, sono distribuite su un
territorio che comprende paesi delle province di Asti,
Alessandria, Cuneo , Novara e Vercelli.
Grazie alle iniziative di questi
anni sono finora migliaia i minori che, oltre
all’accoglienza disponibile e affettuosa delle famiglie, hanno
approfittato di un clima salubre e di un’alimentazione equilibrata
e genuina, condizioni indispensabili per ottenere un abbattimento
significativo del tasso di radioattività che mina la loro salute.
L’altro impegno assunto
dall’Associazione è volto all’organizzazione di
interventi
in loco per sostenere gli orfanotrofi di Zhlobin e
Rechitsa, la Scuola per disabili N.4 di Gomel, la Casa Accoglienza delle Suore di Madre Teresa di
Calcutta che provvede ai bisogni primari degli emarginati della
città di Gomel e per portare aiuti di prima necessità a numerose
famiglie che versano in condizioni di estrema difficoltà.
A
seguito di
una seduta elettorale aperta a tutti i soci, il
12 febbraio 2011 è
stato rinnovato il Consiglio Direttivo dell’Associazione, che ha
eletto :
|
presidente |
Secondino Penna
335-8245399 |
|
vicepresidente |
Roccia Carlo Felice
0131-233504
334-3068715 |
|
segretari |
Banfi Piera
340-1659171
Verganti
Maurizio
320-8619489 |
|
revisori dei conti |
Paronuzzi Ticco Gianni
Zuccotto Franco
333-5269990 |
Fanno parte del Consiglio Direttivo
anche i sigg. Burbello Roberto e Ricci Simonetta.
RELAZIONE
INERENTE ALL’ ATTIVITA’ DELL’ ASSOCIAZIONE NELL’ ANNO 2010
Nel corso del 2010 sono state
realizzate le seguenti iniziative:
ACCOGLIENZA ESTIVA di minori bielorussi in famiglia:
è stata attuata in tre turni: mese di luglio – mesi di luglio e
agosto - mese di agosto
Il numero complessivo delle persone accolte è stato di 89 minori
+ 8 accompagnatrici
ACCOGLIENZA INVERNALE : 29 minori + 2 accompagnatrtici
PROGETTO “NEW BREFOS”
Continua l’accoglienza per i 4 fratelli Frolenkov per i quali
abbiano potuto notare sensibili miglioramenti dal punto di vista
fisico e psicologico. Due di loro hanno fatto ritorno in Italia
anche durante il periodo natalizio.
Purtroppo l’ ambiente in cui vivono in Bielorussia non agevola
il loro processo di maturazione e di crescita.
Confidiamo nel prossimo periodo estivo per continuare il cammino
di recupero intrapreso.
INTERVENTI IN BIELORUSSIA
L’ Associazione in più occasioni ha portato aiuti in danaro:
- All’ orfanotrofio di Zhlobin : € 1.500,00 per manutenzione
interna (infissi)
- Alla Scuola N.4 n per disabili di Gomel: contributo di €
600,00 per manutenzione esterna
dell’ edificio (grondaie e tinteggiatura)
- al Parroco della Chiesa cattolica della stessa città,
promotore con altri della realizzazione, già in corso, di un
grande complesso residenziale dotato di tutti i servizi per una
gestione autonoma , dove verranno ospitati giovani con
difficoltà psicofisiche che, avendo raggiunto la maggiore età e
non potendo più per questo essere ospitati negli internati per
minori, sono destinati a trascorrere il resto della loro vita in
ospizi per persone anziane.
- alle Suore di Madre Teresa di Calcutta che gestiscono in Gomel
una Casa Accoglienza per adulti in difficoltà.
In qualità di socio fondatore, l’Associazione ha contribuito, in
seno all’Avib, all’ acquisto/adattamento/ristrutturazione di un
edificio situato a Ivanovo (Brest) che sarà adibito a
Casa-Famiglia dove ragazzi orfani, raggiunta la maggiore età e
perciò non più ospitabili in Istituti, troveranno appoggio
materiale e psicologico sorretti da personale qualificato fino a
che non sia possibile l’inserimento nel tessuto sociale de loro
Paese. I ragazzi, ospitati in abitazioni autonome, sono
affiancati da assistenti locali preparati in Italia.
Con le stesse finalità l’Associazione ha continuato, in qualità
di partner, la collaborazione con il Comune di Asti, sportello
Europa, per la realizzazione del progetto “Un ponte verso casa”,
portato a termine nella cittadina di Gorodeja, in Bielorussia.
Il progetto, finanziato dalla Regione Piemonte, favorisce l’
inserimento nel mondo del lavoro e della vita sociale di giovani
già ospiti di Istituti.
Una struttura analoga a quella di Gorodeja è stata progettata
nella città di Mogilev, con il supporto del Comune della città
stessa.
NUMERO SOCI
Nel 2010 i soci volontari regolarmente iscritti erano 95
STATUTO
Nessuna variazione è stata apportata allo Statuto dell’
Associazione.
torna su
Approfondimenti
...
I tre quarti degli scarichi
radioattivi dell’ esplosione ...
<continua>
Titola così l’intervista di Silvia
Pochettino al professor ... <continua>
L’ambasciatore bielorusso in Italia, in un articolo ...
<continua>
BIELORUSSIA : CHI PAGA
PER CHERNOBYL
I tre quarti degli scarichi
radioattivi dell’ esplosione nella centrale nucleare del 1986 sono
finiti qui.
La massima parte dei fondi è invece andata alla vicina Ucraina. A
Minsk e dintorni i bambini continuano ad ammalarsi e a morire, ma
non ci sono abbastanza soldi per poterli curare.
“Per fortuna il vento non soffiava
verso Kiev”, scrissero molti giornali, russi ed europei, nei
giorni successivi al 26 aprile 1986, data del disastro di Cernobyl,
il più grave incidente nucleare nella storia del pianeta. Certo,
le radiazioni avrebbero cancellato la capitale ucraina e spinto
via due milioni e mezzo di persone. Avrebbero trasformato la
città del monastero delle Grotte e della cattedrale di Santa
Sofia, la culla del cristianesimo russo, con il magnifico centro
dei viali e le colline affacciate sul maestoso Dnepr, in un
desolato ammasso di edifici senza vita.
Il vento, però, da qualche parte
soffiava. Non verso Kiev, ma verso nord-ovest, spingendo le
radiazioni sulla Bielorussia, il cui confine si trova a otto
chilometri dalla centrale. E’ stato calcolato che il 75 per cento
degli “scarichi” radioattivi usciti dal quarto reattore di
Cernobyl si riversarono sulla Bielorussia, soprattutto sulla
regione di Gomel, andando in molte zone ad aggiungersi al
precedente inquinamento chimico.
Con qualche mistero: come potè
succedere che a notevole distanza da Cernobyl, anche 200
chilometri, si registrassero livelli di radioattività pari a
quelli rilevabili nel reattore distrutto?
Secondo Aleks Adamovic, scrittore e
giornalista bielorusso, alcuni reparti dell’ Armata Rossa
addestrati alla guerra chimica ricevettero l’ ordine di “sparare”
alla nube per impedirle di dirigersi su Mosca. Così la nube
scaricò gran parte delle radiazioni sulla Bielorussia.
Il risultato è che l’inquinamento
nucleare ha colpito il 23 per cento del territorio bielorusso,
3.378 centri abitati con più di due milioni di abitanti. Secondo
fonti governative, nel 2015 Cernobyl sarà costata alla Bielorussia
235 miliardi di dollari, cinque volte il Prodotto interno lordo
del Paese nel 2000.
Come tante dell’ex impero sovietico,
anche questa è una tragedia largamente ignorata. I Paesi
occidentali si sono molto preoccupati dell’ Ucraina, che con
disperazione ha giocato per anni la carta Cernobyl, facendo leva
sulla minaccia costituita dalla vecchia centrale, in parte ancora
attiva, e soprattutto dal pericolante sarcofago del reattore
esploso per ottenere finanziamenti.
Al confronto la Bielorussia ha
ottenuto poco, anche per i mutamenti politici intervenuti. Il
primo presidente post-sovietico era Stanislau Shushkevic, un
fisico nucleare noto per aver protestato contro la negligenza dei
dirigenti di Cernobyl. Nel ’94, con le prime elezioni
presidenziali dirette, Shushkevic fu battuto da Aleksandr
Lukashenko, che avviò una politica autoritaria all’interno e di
riavvicinamento alla Russia all’ esterno.
La prima ha prodotto frutti
clamorosi: in polemica con le sue violazioni dei diritti umani,
nel 2002, 14 Paesi dell’ Unione Europea (tutti, meno il
Portogallo) hanno negato a Lukashenko e ai suoi collaboratori il
visto d’ingresso.
Tra le altre conseguenze della
rottura diplomatica c’è anche la sospensione di quasi tutti i
programmi di aiuto finanziati dalla Ue. Sempre nel 2002, il
progetto di unione politica con la Russia falliva al vertice di
San Pietroburgo e la Bielorussia perdeva l’occasione di far
passare sul proprio territorio, con lucrosi diritti di transito,
il gasdotto che Mosca progettava per portare il gas siberiano ai
consumatori europei.
In queste condizioni il Paese deve
convivere con un’ emergenza che ha i tempi lunghissimi dell’
inquinamento nucleare. L’ Unicef l’ ha così sintetizzata: tra il
1990 e il 1994 l’ aumento delle patologie tra i bambini bielorussi
è stato del 43 per cento per il sistema nervoso e sensoriale, del
28 per il sistema digerente, del 62 per i tessuti connettivi, ossa
e muscoli. Nella regione di Gomel, in particolare, l’incidenza del
cancro alla toroide nei bambini è cresciuta di 100 volte tra il
1991 e il 1994. Nello stesso periodo, nelle zone della Russia e
dell’ Ucraina toccate dalla contaminazione, l’aumento è stato
“solo” di 10 e 7 volte.
A 18 anni di distanza, tre isotopi
sono presenti in misura importante nelle zone inquinate: cesio
137, stronzio 90 e plutonio 239. Quest’ ultimo è praticamente
eterno, ma è rilevato soprattutto vicino a Chernobyl. Lo stronzio
90 (tempo di dimezzamento: 29 anni) ha caratteristiche analoghe a
quelle del calcio, che tende a rimpiazzare quale elemento
costitutivo delle ossa, in cui accumula radiazioni.
(del cesio 137 si parla più
diffusamente nelle dichiarazioni del professor Nesterenko
contenute nell’articolo successivo).
Fulvio Scaglione
Per gentile concessione di
Famiglia Cristiana – febbraio 2004
torna su
“Per salvarli
dobbiamo portarli
via da qui”
Titola così l’intervista di Silvia
Pochettino al professor Vasilyi Nesterenko, rinomato fisico
nucleare sovietico, ai tempi di Cernobyl direttore dell’Istituto
per l’Energia nucleare dell’ Accademia delle scienze della
Bielorussia, in seguito licenziato perché considerato “troppo
allarmista”.
Dal 1990 , grazie al sostegno di
Andrei Sacharov e ai fondi di diversi istituti tedeschi, irlandesi
e francesi, ha fondato l’Istituto di radioprotezione
indipendente Belrad. Ha organizzato 370 centri di controllo
radiologico nei villaggi più contaminati della Bielorussia e ha
realizzato un particolare spettrometro “a poltrona” per misurare
la radioattività nei bambini: ne ha esaminato 192.000.
Queste le sue parole, dedotte dall’intervista:
“Il Comitato scientifico per le
radiazioni nucleari dell’ Onu (l’ Unscear) prende come esclusivo
punto di riferimento per gli studi sugli effetti sanitari delle
radiazioni quelli verificatisi a Hiroshima. Ma le due esplosioni
sono state molto diverse: la bomba atomica ha provocato subito
migliaia di morti per le violentissime radiazioni esterne
omogenee, ma si è avuta una contaminazione del suolo molto
inferiore a quella registrata intorno alla centrale di Cernobyl.
Qui l’incendio ha liberato cesio 137, radionuclide a lunga vita,
in quantità 200 volte superiore alla bomba di Hiroshima. Il suolo
della Bielorussia ne ha assorbito il 70 per cento e ancora oggi la
contaminazione passa alla popolazione attraverso i prodotti
alimentari. Questo è la causa di numerose patologie, molto diverse
da quelle di Hiroshima e che non sono state riconosciute a livello
internazionale.
Il cesio 137 si accumula soprattutto
nei tessuti muscolari, tra cui il cuore, che è il muscolo più
attivo dell’organismo. Tra i bambini della regione di Gomel, una
delle più contaminate, il 70 per cento soffre di disturbi
cardiaci, aritmie e in alcuni casi addirittura infarti in tenera
età. Il cesio agisce anche a livello renale,e, accumulato nei
tessuti muscolari dell’occhio, porta la cataratta. Nel villaggio
di Svetilovici, vicino a Gomel, abbiamo verificato che il 25 per
cento dei bambini era affetto da cataratta. Durante la gravidanza,
poi, il cesio passa nella placenta e nel latte materno, provocando
immunodeficienza nel neonato, quello che è stato chiamato “Aids
nucleare”. Inoltre, l’evaporazione di sei tonnellate di piombo,
utilizzato per spegnere l’incendio della centrale, ha provocato
una crescita importante dei casi di ritardo mentale e delle
malattie gastrointestinali.
Per questo dico che
l’incidente non è affatto chiuso: le sue conseguenze si aggravano
di giorno in giorno.
I bambini sono molto più sensibili
agli effetti delle radiazioni, anche perché il loro sistema
immunitario non è completo. Bisogna che quelli che hanno
un’accumulazione di radionuclidi superiore a 20 Bq per chilo,
soglia al di là della quale si cominciano a manifestare le
anomalie, possano passare almeno due mesi l’anno in regioni
pulite e siano trattati con complementi alimentari come la
pectina. Ma tutto questo il mio istituto può farlo solo in parte.
La pectina è un utile enterosorbente,
ricavato dalle mele, che aiuta lo smaltimento dall’organismo di
cesio 137. I bambini che hanno seguito un trattamento di un mese a
base di pectina hanno una riduzione del carico di radionuclidi del
60-70 per cento. E’ un trattamento semplice ed economico, una
scatola non costa più di tre euro. Con investimenti bassissimi si
potrebbero realizzare benefici enormi per i nostri bambini.
Noi chiediamo solo una cosa: che una
commissione internazionale di esperti venga a proseguire i nostri
studi. Se dimostrerà che la tesi è errata, sarà importante allora
capire perché i bambini stanno male ; ma se è esatta potremo
aprire linee di ricerca scientifica utili a tutta l’umanità, con
la consueta contraddittorietà dei regimi ex sovietici.”
Silvia Pochettino
Per gentile concessione di
Famiglia Cristiana – febbraio 2004
torna su
L’ambasciatore bielorusso in Italia,
in un articolo apparso successivamente sulla stessa rivista
scrive: “Mi congratulo con gli autori degli articoli “Chi paga
per Cernobyl” e “Per salvarli dobbiamo portarli via da qui”
pubblicati su Famiglia Cristiana del 1° febbraio 2004, per
l’obiettiva e veritiera valutazione della situazione in Belarus
dopo la catastrofe di Cernobyl. Il danno delle tragiche
conseguenze di Cernobyl viene stimato in 235 miliardi di dollari
Usa. Il mio Paese è costretto a spendere annualmente fino al 25%
del budget statale per la liquidazione delle conseguenze
dell’incidente.
Nei vostri articoli viene
giustamente sottolineata la “stanchezza” dei donatori occidentali
e di alcune strutture internazionali sul tema riguardante Cernobyl,
e i loro tentativi di sminuire le conseguenze negative a lungo
termine di questa tragedia, limitando la soluzione di questo grave
problema al finanziamento della costruzione di un “sarcofago” per
la centrale nucleare di Cernobyl.
…
In 10 anni, con i diversi progetti
di risanamento, sono venuti in Italia circa 250-300 mila bambini
bielorussi dalle zone di Cernobyl, e bambini orfani. Secondo
diverse valutazioni, in questo processo sono coinvolti da 3 a 5
milioni di italiani. Il popolo bielorusso sarà in debito per
sempre con l’Italia per questa impresa umanitaria così importante.
Aleksei Skripko
Ambasciatore della Repubblica di Belarus nella Repubblica Italiana
Per gentile concessione di
Famiglia Cristiana – dicembre 2004
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